LA CONTRADDIZIONE DELL'ARCHEOLOGIA EGIZIA

di Nicola Cocina ©

L’antico Egitto fu popolato da persone di altissima capacità intellettiva e grandissime doti tecniche ed architettoniche. Tuttavia ritengo opportuno sottolineare come ancora oggi, dopo migliaia di anni, esistono tanti dubbi suscitati da teorie in contraddizione.

L'assoluta mancanza di riferimenti a scienza e tecnologia negli scavi, nelle iscrizioni e nei testi, è stata interpretata come la dimostrazione del fatto che gli egiziani non possedevano nessun tipo di tecnologia. D’altra parte, il materiale tecnologico corrispondente alle stesse epoche analizzate, offre un'immagine completamente differente da quella precedente. Per questo si afferma che L'archeologia egiziana rappresenta un'enorme contraddizione, originando un'immensa disuguaglianza tra i dati ottenuti dalle interpretazioni filologiche e quelle dedotte dall' analisi dei resti della loro tecnologia.

Tutte le rappresentazioni in relazione con scienza e tecnologia, che gli archeologi usano per i propri studi, si riferiscono sempre a cerimonie ufficiali che gli artisti riproducevano rendendole di dominio pubblico.

Gli elementi scientifici e tecnologici non sono mai stati rappresentati. Le figure di Denderah rappresentano una cerimonia ufficiale della "corda", ma non si riferiscono ai metodi grazie ai quali gli scienziati poterono determinare il meridiano durante la IV Dinastia. I testi astronomici della XI Dinastia sono il riflesso di un' astronomia popolare. I rilievi del tempio di Karnak, nei quali si vede Ramses II che innalza un obelisco tirando una fune, non mostrano i veri metodi impiegati per 1'innalzamento di quei monumenti. Il papiro di Rhind, che dà come valore di Pi 3,16, non spiega i metodi impiegati per calcolare il valore 22/7 che appare nelle piramidi. Le rappresentazioni di Edfu ed i testi che le accompagnano, dove si dice che il faraone determina gli angoli servendosi di una corda da tre nodi, secondo Cantor nella relazione 3,4,5, illustrano una tecnica per determinare gli angoli retti con un errore superiore di un grado rispetto all' epoca di Cheope. Le tecniche di misurazione usate dagli arpentonauti egiziani con un margine di errore pari ad lmm/metro non ci illuminano circa le misurazioni effettuate nell'antico Egitto, con errori cento volte minori; gli scalpelli in rame che conosciamo non poterono perforare la quarzite presente nelle cave di pietre; le traforatici di corda con polvere di smeriglio, non danno nessun indizio riguardo al trapano che perforava il porfido bianco e nero durante la I Dinastia. Pertanto, risulta evidente la totale dissociazione tra una scienza avanzata, come quella che richiede la tecnologia egiziana che conosciamo, e ciò che appare nei dipinti e nei testi scritti.

È quindi lecito supporre l'esistenza di insegnamenti segreti nell'Antico Egitto? Magari dovuti ad alcuni "Dei" Extraterrestri? Il professor Erich von Däniken, per esempio, sostiene che le Piramidi d'Egitto, del Sud America e di altre parti del mondo, furono costruite, o almeno ispi­rate e progettate dagli extraterrestri che, secondo certe teorie recenti (piuttosto convincenti), visitano la Terra (in periodi più o meno separati), da migliaia e migliaia di anni.

Di seguito alcuni paragrafi tratti dalla sua opera "Ricordi del futuro":

“Sul delta del Nilo, e nelle anguste sponde ai lati del fiume, c'è solo terra fertile. Nonostante ciò, gli esper­ti calcolano che quando vennero costruite le piramidi, nel paese erano presenti 50 milioni di abitanti!, cosa che non concorda con la stima secondo la quale nell'anno 3000 a. C. Ia popolazione mondiale arriva­va a malapena a 20 milioni di esseri umani. Risulta chiaro che in materia di calcoli tanto antichi poco importano un milione di persone in più o in meno. Ciò che invece è importante far rilevare, è che tutte queste persone, specialmente quelle che vivevano in Egitto, dovevano essere altamente specializzate in differenti mestieri poiché, a quanto pare, non solo c'erano veri eserciti di muratori, scalpellini, ingegneri e marinai; non solo c'erano centinaia di migliaia di schiavi, ma anche un esercito ben equipaggiato, innumerevoli mercanti, agricoltori, funzionari e, ovviamente, la quasi immensa corte e la casta sacerdotale.

Poterono, tutti costoro, vivere del prodotto della parca agricoltura sulle sponde del Nilo? Si è detto che le immense pietre servite per la costruzione delle piramidi venissero trasportate mediante rulli. Bè, saranno stati rulli di legno. Anche se è diffi­cile immaginare che per fare questi rulli abbattessero gli scarsi alberi che popolavano l'Egitto, proprio come succede oggi, specialmente palme da datteri, albero che non si presta molto, anche perché esistono pochissimi palmeti da dattero nel mondo che siano tanto spessi come quelli di Elche e di Orihuela ad Alicante. Diciamo così perché i datteri, da sempre, e c'è da supporre anche in tempi così remoti, sono un alimento indispensabile in Africa, e le foglie delle palme erano le uniche in grado di proiettare la loro benefica ombra su quel suolo tanto sabbioso e secco. Tuttavia, i rulli dovettero esistere per davvero perché, altrimenti, queste costruzioni piramidali non avrebbero una spiegazione tecnica. Ammettiamo che i rulli fossero stati di legno. Venivano importati da altri paesi? In tal caso, gli egiziani avrebbero avuto bisogno di una grande flotta mercantile e di una perfetta organizzazione per il trasporto della merce, una volta che questa fosse sbarcata ad Alessandria, per poi proseguire lungo il Nilo fino al Cairo. E questa era l'unica alternativa poiché, all'època delle piramidi, gli egiziani non conoscevano né il cavallo né i carri, che apparvero durante la Dinastia XVII, ossia nel 1600 a. C. Quindi, come furono fabbricati e trasportati i rulli? Dei rulli che, a quanto pare, furono imprescindibili.”

L'enigma dei rulli non è l'unico da segnalare. Per esempio: come operarono gli scalpellini? Di quali mezzi si avvalsero gli architetti per aprire quei corridoi labirintici e le camere? Le pareti sono tutte lucidate e, quasi tutte, sono decorate con bassorilievi. Le gallerie seguono una traiettoria obliqua rispetto al fondo roccioso. Tutte hanno scalini di perfetta fattura, che conducono alle profonde camere mortuarie. Tutti i turisti restano a bocca aperta di fronte a quegli enormi monumenti, senza che nessuno possa spiegarsi la tecnica impiegata per la loro costruzione. Ciò che invece dimostrano tali monumenti, è il fatto che gli egiziani dominarono l'architettura sotterranea dai tempi più antichi poiché, i sepolcri antichi sono perfettamente rifiniti come quelli più moderni. Questo significa che non esiste nessuna differenza tra la tomba di Teti della IV Dinastia e quella di Ramses I, del Regno Nuovo, nonostante il fatto che tra le due sepolture intercosse più di un millennio. Risulta evidente, pertanto, che non fu possibile migliorare la tecnica antica, e si potrebbe perfino pensare che, in realtà, quella moderna peggiorò in relazione alla primitiva.

Nel 1864, venne pubblicato un libro intitolato, "Our inheritance in the Great Pyramid" (La nostra eredità nella Grande Piramide), di Charles Piazzi Smyth, dove sono presenti una moltitudine di relazioni inestricabili tra le masse piramidali e la sfera terrestre. Ed analizzando tali relazioni si possono ricavare certi dati che risultano alquanto misteriosi. Gli antichi egizi professavano una religione di tipo cosmogonico: il loro dio solare, Ra, si spostava tra i cieli servendosi di alcune imbarcazioni. In alcuni testi dell'Antico Impero, si descrivono perfino questi viaggi, realizzati grazie all'aiuto degli dei e delle loro strane navi. Di conseguenza, i re egiziani avevano familiarità con i voli.

La piramide di Cheope, tra le tante caratteristiche, ne ha una in particolare: la sua altezza in metri moltiplicata per mille milioni equivale alla distanza che intercorre tra il Sole e Terra, ovvero 149.504.000 chilometri (tralasciando le differenze di misurazione causate dal passare del tempo e dalle spoliazioni, differenze che, a dispetto delle opinioni di alcuni studiosi, mancano d'importanza nel significato globale). Bisogna forse attribuire tutto questo al caso? È un caso anche il fatto che il meridiano che passa per il vertice della piramide divida in due parti perfettamente uguali continenti ed oceani? È casuale il fatto che la superficie della sua base divisa per il doppio della sua altezza dia il famoso valore del Pi: 3,1416? È forse casuale il fatto che lì si trovasse un calcolo relativo al peso della Terra? È un caso che il fondo roccioso sul quale si appoggiano le piramidi sia perfettamente livellato? Perché Cheope, colui che fece costruire la Grande Piramide di Giza, scelse proprio quel luogo roccioso quale base per la sua opera magna? In realtà, non è poi così strano il fatto che scegliesse un grande spiazzo massoso come appoggio per la Grande Piramide; si potrebbe perfino pensare che il faraone desiderasse seguire il progredire dell'opera di costruzione dalla sua residenza estiva. Certo è che sarebbe stato molto più semplice e fattibile scegliere un luogo più prossimo alla cava orientale per facilitare il trasporto e, d'altra parte, è impensabile che il faraone potesse sopportare per anni, giorno e notte, il formidabile frastuono provocato dai lavori di costruzione. A questo punto possiamo formulare una domanda: non è forse possibile che fossero stati gli Dei ad influire su tale decisione, servendosi della mediazione della casta sacerdotale? E gli "dei" sono soliti fare cose di grande importanza. Per esempio, la piramide di Cheope non solo divide in due parti esatte i continenti e gli oceani, ma è situata proprio nel centro di gravità del continente. Se è veramente così, tutto ciò dimostra che la costruzione della Grande Piramide fu decisa da degli esseri che conoscevano alla perfezione la forma sferica della Terra, così come la distribuzione esatta di continenti e mari. Quali furono le forze, quali le macchine e quali le risorse tecniche impiegate per livellare quel terreno roccioso? E di quali mezzi si servirono gli architetti per aprire quelle interminabili gallerie? Come riuscirono ad illuminarle? Perché, come sappiamo, sia in esse che nelle catacombe presenti nella Valle dei Re, non fu utilizzato nessun tipo di torcia, poiché nessuna parete o soffitto è stata macchiata dal fumo delle tede, e non c'è neanche il minimo indizio che ci faccia pensare che siano riusciti a far sparire tali tracce. In che modo e con quali utensili riuscirono a segare i giganteschi blocchi estratti dalle cave? Come si effettuò il loro trasporto e l'assemblaggio, tanto perfetto da non lasciare la minima fessura? Esistono molte teorie per spiegare tutto questo: piani inclinati, armature, rampe, piste di sabbia sulle quali far scivolare gli enormi blocchi... ed ancora il lavoro di contadini, operai egiziani, a centinaia, a migliaia...

Tutto ciò risulta impossibile. Perché la Grande Piramide è la conferma di una tecnica mai conosciuta. Oggigiorno, nonostante tutti i nostri progressi, nessun architetto sarebbe in grado di riprodurre la piramide di Cheope. Dalla cava furono estratti 2.600.000 blocchi di enorme volume che furono accuratamente puliti e trasportati fino al luogo in cui sarebbe stata costruita la piramide, per poi essere collocati con una precisione matematica. E le pareti furono dipinte perfino nelle profondità dei corridoi sotterranei! Dobbiamo forse pensare che il faraone fece costruire lì la sua piramide per puro capriccio? O che le dimensioni "classiche" ed inimitabili della piramide costituiscono semplicemente una casualità da parte degli artefici del monumento? Migliaia di operai, servendosi di alcuni rulli (inesistenti) e corde (anch'esse inesistenti), spinsero e spianarono, verso il basso, blocchi che pesavano dodici tonnellate... Questa moltitudine di lavoratori doveva cibarsi di cereali (inesistenti) e vivere in capanne (inesistenti) che il faraone dovette far costruire di fronte al suo palazzo. Grazie ad alcuni altoparlanti (inesistenti) riuscirono a sincronizzare il lavoro di questa massa di formiche operaie, al fine di issare blocchi di dodici tonnellate.

Vediamo alcuni calcoli:

Se degli operai così miracolosi avessero collocato ogni giorno, lavorando senza sosta, dieci blocchi ingenti, cosa veramente portentosa, avrebbero avuto bisogno di circa 250.000 giorni, ossia 664 anni, per dare alla piramide la sua forma, cioè per dare una forma geometrica ai 2,5 milioni di blocchi. E tutto questo senza dimenticare che l'opera si dovette all'ispirazione di un faraone che in nessun modo poté vedere il monumento terminato, dato che nessuno può vivere 664 anni! Filippo II, almeno, poté seguire i lavori dell'Escorial dalla sua famosa sedia in pietra.

Naturalmente questa teoria non è per niente attendibile, anche se alcuni scienziati l'abbiano formulata in tutta serietà.

Chi può credere, inoltre, che dei monumenti tanto maestosi non avessero altro fine che quello di ospitare le spoglie di un re? Forse tutti i simboli matematici ed astronomici, pur ammettendo lievissimi errori, possono essere attribuiti al caso?

Attualmente, quasi tutti riconoscono il faraone Cheope come l'ispiratore, l'istigatore nonché l'architetto della sua Grande Piramide. Ma perché? Ci convincono coloro che asseriscono che questa piramide non poté essere costruita nell'arco di una vita umana. D'accordo, ed inoltre, tutte le iscrizioni e tavolette riportano a tale faraone. Ma c'è da chiedersi: e se, com'era abitudine in tempi tanto remoti, Cheope avesse fatto falsificare tali iscrizioni e tavole? Cosa comune in certi monumenti dell'epoca. Quando un re dittatoriale (e lo erano tutti) voleva accaparrarsi tutta

la gloria, ricorreva alla falsificazione. E se fu questo il caso, le piramidi poterono essere state costruite molto tempo prima dell'era di Cheope e di suo figlio Chefren.

Nella Biblioteca di Oxford esiste un manoscritto nel quale lo scrittore copto Mas-Udi assicura che fu il re egiziano Surid colui che fece realmente costruire la Grande Piramide... e Surid regnò in Egitto prima del Diluvio, secondo calcoli della Bibbia! (Qui non possiamo riferirci al grande diluvio che vede come protagonista Upapanistim, citato nella storia di Gilgamés, re sumero, né ad altri diluvi più o meno universali, il cui ricordo si conserva nella storia di popoli antichi come i Maya, per esempio). Inoltre, Surid, secondo tale manoscritto, fece in modo che i suoi sacerdoti scrivessero tutte le sue conoscenze e occultassero tali scritture all'interno della piramide. Ciò significa, che la Grande Piramide, secondo il racconto copto, fu costruita prima del Diluvio di Noé.

Erodoto effettua un calcolo simile nel secondo libro della sua Storia: i sacerdoti tebani gli mostrarono 341 statue colossali, ognuna delle quali rappresentava una generazione di sommi sacerdoti a partire da 11.340 anni addietro.

Ebbene, è risaputo che tutti i sommi sacerdoti si facevano erigere la propria statua quando erano ancora in vita. Lo stesso Erodoto, narrando del suo viaggio a Tebe, afferma che tutti i sacerdoti gli mostrarono la propria statua per dimostrargli che i figli succedevano sempre ai padri. E gli stessi sacerdoti gli assicurarono che i loro dati erano molto preziosi per il fatto che erano stati trasmessi per iscritto dall'una all'altra generazione. Gli rivelarono anche che ognuna delle 341 statue rappresentava un' età umana, e che anteriormente a quest’ epoca, gli dei avevano vissuto tra gli uomini. Dopo tale soggiorno, nessun dio aveva assunto nuovamente la forma umana.

Si calcola che l'età storica dell'Egitto è approssimativamente pari a circa 6.500 anni. Quindi, perché i sacerdoti mentirono ad Erodoto parlandogli degli 11.340 anni, assicurandogli, enfaticamente, che nessun dio si era nuovamente presentato da oltre 341 generazioni? Tali date così precise, incise sulle statue, sarebbero state inutili se gli "dei" non avessero dimorato tra gli uomini in tempi molto remoti.

Riguardo al come, al perché e al quando delle piramidi, non si sa niente con certezza. L'unica verità è che a Giza si innalza una piramide (alcune piramidi) di 31.200.000 tonnellate di peso e quasi 150 metri di altezza, come dimostrazione di uno sforzo lavorativo incomprensibile per la realizzazione della tomba di un faraone.

Vari popoli dominarono la tecnica dell'imbalsamazione e tutti i reperti archeologici fanno pensare che l'essere preistorico credeva nel ritorno ad una seconda vita, ritorno a caràttere corporale.

Questa interpretazione potrebbe essere accettabile, sebbene tale credenza fosse basata su remoti ideali di epoche molto antiche. Se i nostri antenati avessero creduto solo ad un ritorno spirituale, non avrebbero dedicato tante cure ai loro defunti, né tanto meno li avrebbero imbalsamati.

Ciò che rivelano le apparenze, le prove percettibili, non è così assurdo come sembra. In realtà, gli antichi racconti e leggende forniscono argomentazioni sufficientemente valide per poter affermare che gli "dei" (probabilmente Extraterrestri) promisero di tornare dalle stelle e di resuscitare i corpi ben conservati. Perciò, visto che si prevedeva una nuova vita terrena, si imbalsamavano i morti, che venivano seppelliti insieme ai loro beni e addirittura con degli alimenti, sicuramente per fare in modo che al momento della resurrezione potessero riaversi dagli innumerevoli secoli di digiuno.

Ma, a questo punto, occorre chiedersi: chi suggerì alla gente la convinzione di una resurrezione temporale? Da dove arrivò l'idea secondo la quale conservando il tessuto cellulare di un cadavere in una fortezza inespugnabile (i sepolcri come monumenti funebri sono quasi una fortezza vera e propria), il corpo mummificato poteva tornare alla vita dopo vari millenni?

E’ possibile che il faraone, maggiormente informato dei suoi vassalli sulle abitudini e l'essenza degli "dei", avesse fatto questa riflessione:

“Devo avere un sepolcro che resista al passare dei secoli, visibile da grandi distanze. Gli dei promisero di tornare e di far in modo che io resusciti…”

Non è possibile quindi che La Grande Piramide nacque da quest' idea? E che il figlio Chefren seguì il suo stesso ragionamento? Così come Micerino e molti altri?

Tutto questo non fa che affascinarmi, creando in me un’enorme ammirazione per l’inestimabile tesoro che l’antico popolo Egizio porterà con se per sempre…

Nicola Cocina