Abu Simbel

E' sulla riva sinistra del lago Nasser, a solo una ventina di chilometri dal confine politico con il Sudan. Il Grande Tempio, tecnicamente, rappresenta un'ingegnosa trasposizione nella roccia della pianta del normale tempio dell'epoca. La parete rocciosa infatti è stata all'esterno tagliata in forma di pilone, davanti al quale i quattro celeberrimi colossi raffiguranti il sovrano seduto (la loro altezza è di circa 20 metri), sebbene tagliati nella stessa roccia, assumono l'aspetto delle statue che si trovano davanti all'ingresso dei templi. L'interno comprendeva una sala con una navata centrale fiancheggiata da pilastri osiriaci, e prende il posto di quel che, per esempio al Ramesseo, è il secondo cortile. Segue infine una sala ipostila in fondo alla quale sono ricavate tre cappelle, quella centrale naturalmente più grande e contenente, sempre tagliate nella roccia viva, quattro statue. Le dimensioni dei vari ambienti confermano il tipico principio della diminuzione degli spazi architettonici dall'ingresso al santuario. Le quattro statue del naos rappresentano le grandi divinità dei tre principali centri dell'Egitto, Ptah menfita, Amon-Ra tebano e Ra-Harakhte eliopolitano, insieme allo stesso Ramses II (il terzo da sinistra) autodeificato in vita. Il coronamento della facciata è costituito da una fila di babbuini che salutano il sole nascente, il quale, due volte l'anno, faceva filtrare i suoi raggi attraverso tutto l'edificio fino ad illuminare il naos e le statue degli dei, tranne quella di Ptah, dio dell'oscurità.
Sulla parete della prima grande sala è raffigurato il poema di Pentaur, ovvero la battaglia di Qadesh contro gli Ittiti.
Il Tempio Minore di Abu Simbel, o tempio di Hathor, costruito sempre da Ramses II, è più piccolo con una facciata di 27 m di altezza e di 11 m di larghezza. Consta di un'ipostila divisa in tre navate da sei pilastri hathoriani, cui segue un vestibolo che immette al piccolo santuario con Hathor in forma di vacca che esce dalla parete di roccia e protegge il re. La facciata, scavata nella roccia come anche tutto il tempio, alterna quattro statue colossali del re e due della regina Nefertari, raffigurata come Hathor, fiancheggiata da principi e principesse. Nel 1964 i templi rischiarono di scomparire per sempre. Infatti con la costruzione della nuova diga di Assuan le acque del Nilo li avrebbero sommersi. Il mondo della cultura si mobilitò coinvolgendo ben 113 Paesi pronti ad aiutare l'Egitto con uomini, denaro e tecnologia. Il progetto richiedeva che il tempio di Abu Simbel venisse smontato pezzo per pezzo e ricostruito 180 metri più nell'entroterra dopo aver innalzato il terreno di 65 metri rispetto al livello precedente. I lavori richiesero cinque anni, oltre duemila uomini, tonnellate di materiali e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell'archeologia. I blocchi numerati per ridar loro l'esatta posizione, furono riassemblati e l'intero tempio fu ricostruito mantenendo persino l'originario orientamento rispetto agli astri e al nuovo corso del Nilo determinato dallo sbarramento di Assuan.

Tempio di Ramses II

 

Tempio di Hathor

 

Vista dei due Templi

 

La Ricostruzione del 1964